BLOG

Quando essere ascoltati aiuta ad ascoltarsi

Spazio di ascolto per un percorso di counseling individuale a Montebelluna

Quando essere ascoltati aiuta ad ascoltarsi: cosa può accadere in un percorso di counseling.

Ci sono momenti della vita in cui non c’è necessariamente qualcosa che “non va”, eppure sentiamo che qualcosa chiede la nostra attenzione.

Può succedere durante un cambiamento, davanti a una scelta, quando una relazione diventa faticosa oppure semplicemente quando ci accorgiamo che continuiamo a fare ciò che abbiamo sempre fatto, ma qualcosa non ci corrisponde più come prima.

A volte si arriva a un percorso di counseling individuale proprio così, senza avere necessariamente un problema ben definito o una domanda precisa, ma con tanti pensieri che si rincorrono, emozioni che facciamo fatica a mettere a fuoco o semplicemente con il bisogno di fermarsi e fare un po’ di chiarezza.

Uno spazio in cui non è necessario avere già le risposte

Per il mio modo di essere e per la mia esperienza, il counseling è prima di tutto un incontro e uno spazio di ascolto, nel quale non interpreto quello che la persona mi racconta e non le dico che cosa dovrebbe fare, ma la accompagno a stare un po’ più vicina alla propria esperienza, con curiosità e senza giudizio.

È qualcosa che vedo accadere spesso durante i colloqui; quando raccontiamo quello che ci succede tendiamo naturalmente a cercare spiegazioni, ricostruire i fatti, cercare di capire con la mente. A volte però è sufficiente rallentare un po’, fermarsi su una parola, su un’emozione o su una sensazione che si presenta nel corpo, perché quello stesso racconto cominci ad assumere un significato diverso.

Può emergere un bisogno che fino a quel momento era rimasto sullo sfondo, possiamo accorgerci che facciamo fatica a rispettare un nostro limite o riconoscere un’emozione che non ci eravamo concessi di sentire. Altre volte scopriamo che, sotto tutti i dubbi e i ragionamenti, una parte di noi sa già abbastanza bene che cosa desidera, ma forse ha bisogno di sentirsi autorizzata ad ascoltarlo.

E così anche quel “non so cosa fare”, con cui spesso arriviamo, può trasformarsi piano piano in domande diverse: che cosa sento davvero? Di che cosa ho bisogno? Che cosa è importante per me in questo momento?

Essere ascoltati per imparare ad ascoltarsi

Credo che uno degli aspetti più preziosi del counseling individuale sia proprio la possibilità di sperimentare una relazione nella quale possiamo sentirci accolti per quello che siamo, senza dover dimostrare qualcosa e senza dover corrispondere alle aspettative di chi abbiamo davanti.

Quando questo accade, diventa un po’ più facile rivolgere lo stesso tipo di ascolto anche verso noi stessi e cominciare a riconoscere meglio ciò che sentiamo, i nostri bisogni e i nostri confini, ma anche quelle risorse che possediamo già e che, nei momenti di difficoltà, può essere più difficile vedere.

E non significa necessariamente dover cambiare o diventare una persona diversa. Molto spesso il cambiamento comincia semplicemente dall’accorgersi di qualcosa: di una modalità che continuiamo a ripetere anche se non ci fa più bene, della difficoltà a dire un no, di quanto spesso mettiamo da parte ciò che sentiamo per occuparci delle esigenze degli altri oppure, semplicemente, del fatto che oggi possiamo permetterci una scelta diversa da quella che avremmo fatto qualche tempo fa.

È un processo che può portare, poco alla volta, ad avere maggiore fiducia nella propria capacità di sentire ciò che ci accade e di orientarci nelle nostre scelte.

Non trovare “la” risposta, ma ciò che ci corrisponde

Questo è probabilmente l’aspetto del counseling che sento più vicino al mio modo di lavorare.

Credo che nessuno possa sapere al posto di un’altra persona quale sia la scelta giusta per lei. Ognuno porta con sé la propria storia, i propri bisogni, i propri valori e un modo unico di stare nel mondo. Per questo il mio compito non è indicare una direzione, ma accompagnare la persona a riconoscere con maggiore chiarezza la propria.

Credo infatti che ogni persona abbia dentro di sé risorse e possibilità che, in alcuni momenti della vita, possono diventare semplicemente più difficili da riconoscere e da sentire.

Il mio lavoro è accompagnarla in questa ricerca e, proprio per questo, oltre alle parole nel mio modo di fare counseling trova spazio anche il corpo, attraverso l’attenzione a ciò che sentiamo, al respiro, alle sensazioni e a quello che succede dentro di noi mentre raccontiamo qualcosa.

Non sempre, infatti, riusciamo immediatamente a trovare le parole per ciò che stiamo vivendo e qualche volta è proprio una sensazione, un cambiamento nel respiro o qualcosa che sentiamo nel corpo ad aiutarci ad avvicinarci un po’ di più a noi stessi.

Il counseling può diventare allora uno spazio nel quale fermarsi, fare un po’ di chiarezza e conoscersi meglio, non per ricevere da qualcun altro la risposta giusta, ma per riuscire, poco alla volta, ad ascoltare con maggiore fiducia la propria.

Fulvia Ravenna | Counselor professionista a Montebelluna (TV)
Counseling individuale e di coppia